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    Bambini: silenzio!

    Benefici e strategie per rendere il silenzio un alleato dei bambini

    Se qualcuno di voi ha mai aperto uno scatolone pieno di strumenti musicali davanti ad una platea di bambini avrà di sicuro, dopo una trentina di secondi, provato un fortissimo desiderio di silenzio.

    Diciamo che è un desiderio comune e costante in chi lavora con dei bambini!

    In realtà i bambini sono perfettamente in grado di stare in silenzio.

    Proviamo, anzi, a vederne i benefici.

    I benefici del silenzio nella vita delle bambine e dei bambini

    • Benefici fisiologici: minori livelli di rumore abbassano lo stress (aiutando perfino a riequilibrare certi livelli ormonali nel sangue!) e permettono la regolazione dei processi del corpo che contengono in sé un ritmo: respirazione e battito cardiaco. Ascoltare questi ritmi calmi è il ritrovare nel proprio corpo i suoni e i ritmi dei posti migliori del mondo: il grembo della mamma, gli abbracci dei cari che trasmettono, con il contatto, i segni di un corpo e di una una mente calmi e felici.
    • Benefici sul funzionamento della mente: mantenere i bambini in un ambiente non curato dal punto di vista acustico può contribuire al loro disagio psichico e rallentare l’apprendimento del linguaggio e le funzioni cognitive. Questo sia durante attività legate all’udito, come appunto lo sviluppo del linguaggio, sia rispetto ad attività legate a processi cognitivi diversi da quelli utilizzati per l’udire o l’ascoltare. In parole povere: se c’è troppo rumore parlano peggio, leggono peggio, ma anche giocano peggio!

    Il silenzio, quindi, permette ai bambini sentire meglio il flusso dei propri pensieri. Questo succede soprattutto quando riescono a svolgere le loro attività senza stimoli intrusivi, che distraggono il flusso, velocissimo, dei loro pensieri. Il silenzio porta le bambine e i bambini ad arrivare in quello stato di “trance da scoperta” in cui sembrano isolarsi dal mondo e penetrare la materia, con il loro modo, misterioso e particolarissimo, di sentire il mondo attraverso ogni fibra del corpo. In definitiva, si tratta di abbassare il volume del mondo per alzare quello dei propri pensieri, riducendo il carico cognitivo parassita che impedisce loro di concentrarsi debitamente.

    Inoltre, quando il rumore non soffoca più i pensieri sorgono domande, angosce, paure, nostalgie, ricordi felici, pensieri rivolti a sé e all’altro. Queste istanze, che potrebbero provocare un turbamento momentaneo, sono occasioni per parlare assieme, discutere di temi importanti e sperimentare tutti quei sentimenti da cui ci stiamo pericolosamente anestetizzando sempre più.

    Ma operativamente… che facciamo?

    Ecco 6 buone prassi, per rendere proprio alleato il silenzio nel lavoro (o nella quotidianità) con i bambini.

    • Compatibilmente con lo spazio: dividere i bambini in spazi differenti.

    Divide et impera. La dinamica da smantellare è semplice ma insidiosa: se qualcuno urla, tutti devono urlare per comunicare sovrastando l’urlo… e torniamo a casa senza timpani né voce. Dividere i bambini aiuta a contenere questa reazione a catena sonora. Se si permette il gioco libero con strumenti musicali questo accorgimento è quasi un imperativo.

    • Se non c’è spazio: pensare al suono nella suddivisione dell’ambiente

    Spesso si divide lo spazio di lavoro delle classi o degli studi professionali per aree tematiche o per attività. Avete mai provato a suddividere lo spazio per “potenziale rumorosità delle attività”? Ragionando in questo modo avremo (si spera) due effetti positivi: il miglioramento della comunicazione nelle differenti sessioni ludiche e la contaminazione di giochi appartenenti ad aree tematiche differenti. L’angolo del disegno e l’angolo della cucina si possono trasformare in un laboratorio di cake design! Wow! Il tutto senza disturbare o essere disturbati dalla ciurma di piratesse e pirati che se le stanno suonando dall’altra parte dell’aula.

    • Non abusare della musica di sottofondo

    La musica, se non scelta secondo i giusti criteri, potrebbe rendere più difficile la concentrazione, creando un’interferenza cognitiva e potrebbe, addirittura, agitare i nostri rampolli senza che neanche loro sappiano il perché.
    Per cui musica sì, ma poca e ben scelta!

    Attenzione! Quello di giudicare l’effetto della musica in base al genere è un pregiudizio abbastanza diffuso. La musica classica non è necessariamente tranquilla. Può essere tanto calma quanto euforica quanto… angosciante. Al contrario ci sono brani di EDM (Electonic dance music) o di derivazione Hip Hop che potrebbero essere super calmanti.

    Morale della favola: nel dubbio, lasciate che il silenzio faccia da sottofondo al lavoro e riservate la musica per altri momenti.

    • Allunga i tempi di comunicazione, abbassa la voce

    Promuoviamo la “Pedagogia del meno”, in cui la fiducia nel processo conta più della concretezza del risultato.
    L’utilizzare una vocalità chiara ma non esasperata, rende necessario alle bambine e ai bambini uno sforzo nel mantenere il silenzio, che si trasformerà sicuramente in competenze di ascolto attivo. Vale la pena investirci un po’ di energia.
    Anche aspettare la conclusione delle risposte di ciascuno e organizzare i turni di conversazione riporta i bambini al contatto con il silenzio.

    • Ommmmmmmmm…. Sviluppa la consapevolezza interiore

    Spesso i bambini urlano, ma senza accorgersi di urlare. Se in questi momenti alziamo la voce per richiamare il silenzio, si crea una situazione abbastanza paradossale: i bambini si sentono una sgridata prima di realizzare di fare qualcosa di sbagliato.

    Per evitare queste situazioni, un’arma utile, soprattutto durante le attività di musica, è ispirata direttamente dalle pratiche meditative del buddhismo zen. Quando un monaco medita, nel caso in cui il maestro si accorgesse di una distrazione del confratello, viene avvisato (non proprio dolcemente) con una verga di bamboo. Lasciando stare il bamboo, basta avvicinarsi al “Pavarotti di turno”, bussare alla spalla e dire con voce calma “Il volume”. Sapranno loro cosa fare.

    Questo restituirà loro l’idea, in modo non traumatico, di quale sia il volume da tenere in un dato contesto, ma bisogna ripeterlo tante, tantissime volte!

    • Preparare con cura il materiale di lavoro

    Tutti sanno che Montessori docet! Se leggiamo i suoi libri troviamo un’indicazione abbastanza precisa a riguardo del silenzio: il materiale selezionato e preparato con cura aiuta i bambini a lavorare con concentrazione.

    Vissero tutti silenziosi e contenti?

    Avremo mai, applicando tutte queste cosucce, un edificio pieno di bambini in silenzio? Non credo.

    Non credo e non voglio. Perché per natura, loro sono un bel po’ chiassosi. E sono belli così.

    Pensare al silenzio in chiave educativa, però, è un buon esercizio di stile. Questa riflessione trasforma e nobilita il silenzio, che dall’essere un risultato da ottenere diventa un mezzo per percorrere strade nuove e per raggiungere obiettivi ambiziosi, che non si fermino alla gestione di un gruppo in uno spazio.

    Sono cose che richiedono uno sforzo non indifferente e so bene che ricordarsi di queste cose sul campo può non essere facile. Ma la posta in gioco è alta. Parliamo del benessere della cosa più preziosa che abbiamo, le bambine e i bambini.

    Se riflettere sul silenzio può far bene… beh cosa stiamo aspettando?

    Francesco – Educatore specializzato in educazione musicale

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